martedì 7 luglio 2009

La mafia...

Pare che questo stralcio di pizzino sia una prova della relazione tra Berlusconi e Cosa Nostra. Ne scrive Peter Gomez su L'Espresso e anche Gilioli. Diventano interessanti le SETTE DOMANDE che Micromega pone al Cavaliere.

Ora, non so se Berlusconi si farà definire dal suo avvocato "l'utilizzatore finale" dei favori mafiosi, tanto non verrà mai incolpato di nulla; però è interessante perché anche questa questione morale getta molti dubbi sull'operato di un partito che dovrebbe lottare contro la mafia e non affiancarsi a lei come potere forte (è riprovato che Berlusconi rappresenti, da solo, il primo potere forte in Italia, evidentemente coadiuvato e sostenuto da altri). Si potrebbe anche dire che è sufficiente il dubbio, in politica, per rendere inadeguato un rappresentante del popolo. Si potrebbero fare altri discorsi del genere, ma ci dimenticheremmo di un problema fondamentale: la mafia è solo un'invenzione letteraria, non esiste!!!

La sicurezza per legge

Pubblico qui qualche articolo in proposito dell'ultima legge sulla sicurezza, che la destra italiana declina come attacco all'immigrato. In realtà è evidente che, al di là dello scandalo pietistico che si può (e si deve) avere che traducono il problema in questioni di principio, vi sono anche altre motivazioni più materialistiche con cui è necessario dover fare i conti. E che, probabilmente, sono le uniche che ci permetteranno di mutare il dialogo politico da un assoluto contrasto di valori (dialogo assente), ad un incontro costruttivo. Va da sé che è necessario informarsi un po' meglio.

Un articolo di don Farinella e uno di Zanotelli.

Molto interessante l'articolo di Tito Boeri apparso su Repubblica, che riporto di seguito. E anche un breve articolo di Marco D'Eramo che attacca il laissez-faire della sinistra italiana nei confronti dell'immigrazione: l'introduzione del lavoro dall'estero è, da sempre, un tentativo capitalistico di lotta contro il proletariato. La deregulation migratoria è più proficua per gli imprenditori che per i lavoratori.
E questo indica come la questione, tenendo sempre presente i valori e i principi, debba dirigersi verso un'attenzione economica.

L'articolo di Boeri:
C'è una forte vocazione minoritaria in molte reazioni suscitate dagli ultimi provvedimenti del Governo Berlusconi contro l' immigrazione clandestina. Bisognerebbe mostrarne i limiti evidenti - quelli che hanno spinto ieri Giovanardi a chiederne la sospensione a soli tre giorni dalla loro approvazione, per evitare di mettere fuori legge 500mila badanti - e proporre alternative. Invece si reagisce con un misto di contrapposizione ideologicae rifiuto aprioristico di capire preoccupazioni diffuse dell' opinione pubblica.
Da queste bisogna sempre partire in democrazia. Un dato fra tutti: quattro italiani su cinque vorrebbero che gli immigrati «tornassero a casa loro» quando perdono il lavoro. Quasi il doppio di cinque anni fa. Segno della recessione. C' è, dunque, poca ideologiae molta paura in questo atteggiamento. Si teme che gli immigrati portino via le poche risorse disponibili per aiutare coloro che perdono l' impiego nella crisi. Di frontea questi timori, serve poco affermare e documentare che gli immigrati sono una risorsa fondamentale per il nostro Paese. Tra coloro che vogliono che gli immigrati senza lavoro «tornino a casa loro» molti hanno probabilmente avuto in famiglia una badante immigrata. Ma quando gli immigrati il lavoro lo perdono, rimane poca traccia dell' immigrazione-risorsa. Si trasforma subito in fonte di tasse più alteo minori trasferimenti,a seconda del punto di vista.
Se questa interpretazione delle paure degli italiani è legittima, pone una sfida fondamentale soprattutto alle forze politiche che si battono per ampliare le tutele a chi perde il lavoro. Spiega perché un governo che si ostina a non voler riformare gli ammortizzatori sociali non viene punito dagli elettori durante una recessione così pesante. Il fatto è che gli ammortizzatori sociali più generosi finirebbero anche agli immigrati che perdono il lavoro rendendo il sistema alla lunga insostenibile. Chi ritiene che il nostro paese debba fare di più a sostegno dei poveri e dei disoccupati deve perciò riuscire a separare il problema dell' immigrazione da quello delle politiche distributive. Altrimenti si troverà sempre più solo, paradossalmente tradito proprio da coloro cui il proprio messaggio di protezione sociale è rivolto.
Il pacchetto sicurezza, sulla carta, opera questa separazione. Lo fa negando agli immigrati che perdono il lavoro ogni aiuto. Di più, cancella gli immigrati disoccupati dal nostro paese: non saranno più iscritti all' anagrafe, non potranno più avere una casa (chi gliela concede in affitto rischia il carcere), verranno sanzionati e verrà loro intimato di lasciare il nostro paese. Si tratta di norme inapplicabili che si innestano su di una normativa sistematicamente disattesa come la Bossi-Fini. Il legame indissolubile che doveva instaurare fra lavoro e permesso di soggiorno è sin qui servito solo a rendere la vita impossibile agli immigrati tutti, compresi i ricercatori stranieri e gli studenti che vengono da noi per fare un dottorato,e ai loro datori di lavoro. Le nuove norme finiranno ora per scoraggiare del tutto l' immigrazione qualificata. Se spingeranno qualcunoa lasciare il nostro paese saranno soprattutto gli immigrati più istruiti (che in altri paesi sono trattati molto meglio)e quelli che si sono già integratie che non sopportano asimmetrie di trattamento così stridenti. Al loro posto, arriveranno immigrati meno qualificati e di più problematica integrazione.
Quella del pacchetto sicurezza è, dunque, una risposta sbagliata, iniqua ed inefficace. Ma è pur sempre una risposta agli occhi dei cittadini. Domani, anche di fronte ai fallimenti di queste norme, sarà facile incolpare del loro insuccesso la giurisprudenza e chi oggi si è opposto alle nuove regole senza formulare proposte alternative. Per questoè oggi fondamentale proporre un modo diverso di separare immigrazione e politiche distributive. La premessa di questa strategia alternativa non può che essere nel definire quale tipo di immigrazione vogliamo incoraggiare, il nodo che sia la Bossi-Fini che il pacchetto sicurezza si rifiutano di affrontare. Il modo più trasparente per attuare una politica selettiva dell' immigrazione consiste nell' introdurre un sistema a punti, coerentemente con quanto sta avvenendo altrove in Europa.
Significa dare più chance di ottenere un permesso di soggiorno a chi è più istruito e a chi svolge quei lavori che gli italiani non vogliono più fare, come i coadiuvanti famigliari. Significa anche introdurre visti per tutta la durata del corso di studi per chi viene da noi per compiere studi universitari o postlaurea. E' importante farlo ora perché durante le recessioni cambia la composizione dell' immigrazione. Molti (circa uno per ogni dieci disoccupati in più nel paese che li accoglie) tornanoa casa, senza bisogno di alcun intervento coercitivo. Altri arrivano. Se non diamo segnali chiari, rischiamo di attrarre proprio le persone più difficili da integrare nel nostro tessuto sociale e produttivo.
I nuovi ammortizzatori sociali uguali per tutti di cui il paese ha bisogno devono essere basati sul principio secondo cui solo chi paga i contributi è assicurato contro la disoccupazione. L' opposto degli interventi in deroga ampliati a dismisura dal Governo, che sono fonte, questi sì, di drenaggio fiscale. Un sussidio unico richiederà più controlli sui posti di lavoro, per assicurarsi che tutti paghinoi contributi. Questi controlli rappresentano anche il modo più efficace di contrastare l' immigrazione clandestina. Basta far rispettare le leggi che già esistono, senza dover introdurre nuovi reati.

mercoledì 1 luglio 2009

Non la si può perdere: Boris



La migliore serie italiana...

sabato 27 giugno 2009

E non finisce qui, e non finisce così...

martedì 23 giugno 2009

Parola di premier

Berlusconi: "D'Addario pagata".



I dati forse non sono correttissimi, però il succo si capisce e si può ritenere condivisibile...

martedì 16 giugno 2009

Grazie d'esistere2


Grazie d'esistere



venerdì 5 giugno 2009

Per continuare a lottare

giovedì 4 giugno 2009

Era un film, è la realtà...

giovedì 28 maggio 2009

Notiamo che Bondi non risponde alla domanda



La domanda concerne il fatto che ad ogni cosa non si risponda al merito della questione. Il commento migliore dell'intero intervento di Bondi è fornito da Serra, nella sua amaca odierna:

L'evo post ideologico ha lasciato gli uomini soli con i loro sentimenti. Tra essi Sandro Bondi, il cui amore per il suo principe, fino a ieri l'altro, ci era sempre parso bizzarro, ma meritevole di indulgenza. Perché un conto è il cinismo del servo (e Berlusconi ne è circondato), un altro conto la devozione dello scudiore. Al primo non è dovuto alcun rispetto, al secondo sì. Il servo tradirà alla prima occasione, lo scudiero perirà accanto al suo condottiero.
Detto uesto, non vorremmo che Bondi anticipasse più di tanto i tempi del suo sacrifizio. L'altra sera, a Ballarò, abbiamo temuto che il classico coccolone ce lo portasse via. Scardinati dall'ira, il tono curiale e il sorriso languido hanno ceduto il passo a una raffica di "si vergogni", "vergognatevi", "è una vergogna" che gli si ingolfavano in bocca, costipandone il respiro. Le parole urlate sono di un calibro che eccede di olto la portata della sua laringe. Come se un colpo d'obice provasse a uscire da un clarino. Ne è uscito sconvolto e rattristato, e noi con lui. "Ministro" (le virgolette sono mie), si riguardi: lo scontro politico, con le sue rudezze, non è il suo ramo.

Torni a fare lo scudiero. Senz'altro è interessante come l'attenzione di Berlusconi sia tutta protesa su questi fatti, come a voler nascondere gli altri problemi degli italiani e l'inettitudine del governo a risolverli; come a rendersi conto che sugli amori di palazzo si gioca molto, perché sono l'unica cosa che lo preoccupano.

martedì 26 maggio 2009

informationssssss

Aspettando che la Repubblica ponga a Berlusconi 10 domande di politica, non solo sulla sua indole menzognera e sulle sue malattie, è interessante tenere presente che questa è l'informazione in Italia:


Come è scritto su Spinoza:
Clamoroso: maggiorenne inglese corrotto da Berlusconi.

Il premier esclude di rinunciare al Lodo Alfano. Finalmente abbiamo trovato una legge che ha intenzione di rispettare.

Già immagino Berlusconi riferire in Parlamento. "Dunque, ci sono un italiano, un inglese...".

Dalla maggioranza il solito coro: "Sentenza a orologeria". Ma se l'orologio è fermo da quindici anni!

(ieri sera su Retequattro c'era Forrest Gump. Su Raitre Gasparri. E poi vengono a raccontare che non concordano i palinsesti)

Mills fu corrotto con seicentomila dollari. Si vede che quel giorno non c'erano collier a portata di mano.

Franceschini: "Berlusconi non pensi di autoassolversi". E perché dovrebbe? Ha già chi lo fa al posto suo.

Berlusconi: "Se le accuse fossero vere, lascerei l'Italia". Si chiama latitanza.

Studio Aperto: "Nel processo Mills, Berlusconi è stato assolto". Prodigi della tv digitale: si captano segnali da universi paralleli.

[Lo spezzone, registrato durante l'inaugurazione di un ospedale; il servizio continua mostrando Berlusconi che guarisce alcuni lebbrosi]

Luigi Galluzzo, autore del servizio, tempo fa dichiarò in un'intervista: "Il giornalismo che si può fare in Italia di questi tempi è misera cosa". Forse temeva di non essersi spiegato bene.

E' interessante questo blog, in cui vengono riportate le prime pagine online del Giornale sull'argomento. In effetti non è aggiornatissimo, l'ultima versione è che sia stato Prodi che, deviando parte dei fondi Telekom-Serbia, avrebbe corrotto Mills perché testimoniasse d'essere stato corrotto da Berlusconi. Povero Angelo...

domenica 24 maggio 2009

La vera politica


sabato 23 maggio 2009

E noi restammo qui, teste de' cazzo (cit.)

Sì, siamo noi. Trattati così da noi stessi, che non vogliamo più la verità (neanche nella sua caratteristica moderna dell'evidenza): invece che andare al fondo delle cose ragioniamo superficialmente (pensateci: facciamo così in tantissimi ambiti della nostra vita). La politica, ormai, è uno specchio paratelevisivo per stringere amicizie lavorative...
In questo quadro stanno le grandi menzogne di Berlusconi. Ha ragione Pannella, "dove regna l'illegalità si fa strage di popoli": il popolo siamo noi, stiamo attenti...

Alcuni punti dell'articolo di P. Gomez sulle esternazioni ritrattate e sulle promesse non mantenute da Berlusconi:
Per raccontare Silvio Berlusconi basta il resto. Bastano vent'anni di dichiarazioni, poi puntualmente smentite, di promesse mancate, di giudizi rivisti nel giro di due giorni. 'L'espresso' li ha esaminati tutti ad uno ad uno. E certo non si fatica a capire come mai Indro Montanelli, uno che lo conosceva bene, scrivesse: "Berlusconi è allergico alla verità. Ha una voluttuaria e voluttuosa propensione alla menzogna". Per poi aggiungere quasi profetico: "'Chiagne e fotte' dicono a Napoli dei tipi come lui". Ecco dunque una guida ragionata (e necessariamente sintetica) alle migliori bugie del Cavaliere. Cominciando dalle più recenti.
Sentenza Mills "È una sentenza semplicemente scandalosa, contraria alla realtà. Se c'è un fatto indiscutibile è che non c'è stato alcun versamento di nessuno al signor Mills" (19 maggio 2009).
Un fatto indiscutibile? Mica tanto, visto che il versamento, prima di ritrattare, l'avvocato David Mills, lo ammette almeno due volte.
"Io mi sono tenuto in stretto contatto con le persone di B. Sapevano bene che il modo in cui io avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito, ma ho superato curve pericolose, per dirla in modo delicato) avesse tenuto Mr. B. fuori da un mare di guai nei quali l'avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo. All'incirca alla fine del 1999 mi fu detto che avrei ricevuto dei soldi, che avrei dovuto considerare come un prestito a lungo termine o un regalo: 600 mila dollari". (da una lettera di Mills del 2 febbraio 2004).
"Nell'autunno del '99 Carlo Bernasconi (responsabile dell'acquisto dei diritti tv, morto nel 2001, ndr), mi disse che Berlusconi, a titolo di riconoscenza per il modo in cui ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziarie e dei processi, aveva deciso di destinare a mio favore una somma di denaro". (interrogatorio di Mills, 18 luglio 2004).

Malpensa, Italia "Penso che non sia assolutamente possibile che un hub come Malpensa venga privato del 72 per cento dei voli. Quelle di Air France sono condizioni irricevibili. Perché di fronte a 200-300 milioni di perdite per Alitalia l'abbandono di Malpensa comporterebbe perdite per oltre un miliardo di euro" (4-18 marzo, 2008).
"Rilancio del trasporto aereo, con la valorizzazione e lo sviluppo degli hub di Malpensa e Fiumicino" (programma del Pdl: sette missioni per l'Italia, 2008).
Nell'aprile del 2009 la cordata italiana della Cai voluta da Berlusconi sceglie solo Fiumicino come hub: a Malpensa, Alitalia conserva 187 voli alla settimana su 1.237. I cassintegrati dello scalo, considerando l'indotto, sono 2.500.

Sicurezza "Aumento progressivo delle risorse per la sicurezza. Maggiore presenza sul territorio delle forze dell'ordine" (programma Pdl).
Il 30 marzo del 2009 tutti i sindacati di polizia, da destra a sinistra, protestano in piazza. Il segretario del Siulp dichiara: "Le auto sono usurate, mancano gli uomini, gli organici sono ridotti all'osso, gli agenti che vanno in pensione non vengono sostituiti". Nella manovra finanziaria triennale sono del resto previsti tagli progressivi per circa 3 miliardi e mezzo di euro. E quest'anno il taglio è di 931 milioni di euro.

Giustizia "Aumento delle risorse per la giustizia, con un nuovo programma di priorità nell'allocazione delle risorse" (programma Pdl).
La manovra finanziaria, spiega l'associazione nazionale magistrati, prevede che riduzioni per le spese correnti e in conto capitale saranno del 22 per cento nel 2009 e del 40,5 nel 2011. Conseguenze immediate: nei tribunali non si tengono più udienze al pomeriggio per mancanza dei cancellieri.

Intercettazioni "Volevo un disegno di legge che limitasse le intercettazioni ben diverso. Perché devono essere possibili solo per reati gravissimi come quelli di mafia e di terrorismo. Invece mi hanno costretto a includere anche i delitti contro la pubblica amministrazione e pure degli altri reati" ('la Repubblica', 16 luglio 2008).
"Auspico che, come succede in Europa, le intercettazioni siano consentite solo per indagini su organizzazioni criminali come mafia, 'ndrangheta e via di seguito, oppure che riguardino il terrorismo internazionale. Spero che dal Parlamento esca la legge che auspico" (Intervista al Tg4, 1 agosto 2008).
"Io non ho mai pensato di vietare questo strumento d'indagine per un reato grave come la corruzione, io ho detto che non dovevano essere possibili per tutti i reati contro la pubblica amministrazione" (11 gennaio 2009, intervento telefonico a Neveazzurra).

Cimici e spie "Ho trovato una microspia dietro il termosifone del mio studio. Mi spiano! Abbiamo procure eversive che calpestano l'immunità parlamentare!".
È l'11 ottobre '96 quando Berlusconi mostra ai giornalisti una microspia grande quanto un mini-frigo. Luciano Violante convoca la Camera in seduta straordinaria. Buttiglione parla di "uno scandalo peggiore del Watergate". Destra e sinistra invocano immediate riforme delle intercettazioni. Solo Bobo Maroni dice:"Più che una cimice a me pare una mozzarella, anzi una bufala". Mesi dopo si scopre che il microfono era stato messo lì, per fare bella figura, da un tecnico incaricato dagli uomini del Cavaliere di bonificare i locali.

Immunità per tutti "Voglio una riforma radicale. Immunità parlamentare come a Bruxelles, priorità nell'azione penale invece dell'obbligatorietà, nuovo ordinamento giudiziario con la separazione delle carriere, riforma del Csm, sezione disciplinare autonoma per giudicare i magistrati" (16 luglio 2008 di fronte agli europarlamentari).
"Sull'immunità non ho mai detto niente. State facendo dei titoli incredibili" (18 luglio).

Rifiuti "È una data storica per la Campania e per Napoli. Da oggi si entra in una fase di smaltimento dei rifiuti che possiamo definire industriale. Io (il termovalorizzatore) l'ho voluto fortissimamente e alla fine siamo riusciti a vararlo e farlo operare". (26 marzo 2009, Panorama del Giorno, Canale 5).
Ma l'inaugurazione è solo di facciata. Quello che è partito è invece il collaudo della linea 1 che, oltretutto, il giorno successivo verrà spenta per un mese, come testimoniano le webcam puntate sull'impianto. Poi, quando il 27 aprile il caso comincia a spuntare sui giornali, Berlusconi dice: "Acerra funziona benissimo, l'inquinamento è vicino allo zero". Anche perché, come si leggerà in un comunicato del Commissariato rifiuti datato 2 maggio, solo quel giorno "inizia la prima fase dell'avviamento della seconda linea". Per la terza bisogna invece aspettare. E in ogni caso tutto il collaudo, a base di stop e go, terminerà a dicembre. Acerra, insomma, se tutto andrà bene sarà realmente in funzione nel 2010.

Ville e terremoto "Sì, metto a disposizione della Protezione civile tre case per fare quello che già hanno fatto molti italiani, i quali hanno offerto 1.600 abitazioni, soprattutto case di vacanza, a disposizione delle famiglie dei terremotati" (10 aprile 2009).
La Protezione civile, interpellata da 'L'espresso', non ha notizie su eventuali sfollati ospiti di Berlusconi. E anche l'ufficio stampa di Palazzo Chigi, contattato nel pomeriggio di martedì 19 maggio, non sa dire nulla.


Ville e terremoto "Sì, metto a disposizione della Protezione civile tre case per fare quello che già hanno fatto molti italiani, i quali hanno offerto 1.600 abitazioni, soprattutto case di vacanza, a disposizione delle famiglie dei terremotati" (10 aprile 2009).
La Protezione civile, interpellata da 'L'espresso', non ha notizie su eventuali sfollati ospiti di Berlusconi. E anche l'ufficio stampa di Palazzo Chigi, contattato nel pomeriggio di martedì 19 maggio, non sa dire nulla.

I figli di Eluana "Eluana Englaro è una persona viva, le cui cellule cerebrali sono vive e mandano segnali elettrici, una persona che potrebbe anche in ipotesi generare un figlio" (6 febbraio 2009).
Senza parole.

La crisi psicologica "La crisi è in gran parte psicologica" (intervista al Gr Rai, 6 maggio 2009).
Una settima dopo l'Istat segnala un calo del Pil record del 5,9 per cento.

Barack Obama "Obama ha debuttato molto bene, con grande capacità di rapporti umani. Com'è che diceva Proietti? Ah, ecco, lo sguardo 'acchiapponico'. Obama ha lo sguardo acchiapponico..." (2 aprile 2009, Ansa ore 19.05).
"Berlusconi non ha mai detto quello che gli viene attribuito dalle agenzie di stampa in riferimento al presidente Obama, poiché si stava rivolgendo all'inviato di 'Repubblica', come tutti presenti hanno potuto vedere" (2 aprile, nota di Palazzo Chigi, ore 20,48).

(questa è meravigliosa): Bush pacifista "La crisi irachena avrà sicuramente uno sbocco pacifico. Se c'è qualcuno che non vuole la guerra in Iraq, questo è il signor Bush". È il 13 marzo 2003. Sette giorni dopo gli angloamericani attaccano l'Iraq. Poi arrivano gli italiani. Intanto, la guerra fa 100 mila morti in due anni, fra torture, bombe al fosforo, resistenza, terrorismo, guerra civile.
Ma per Berlusconi tutto fila liscio come l'olio, a parte un piccolo problemino a Baghdad: "Ormai in Iraq c'è una vita regolare, ci sono le scuole, eccetera. Poi, certo, ci sono le cose che non funzionano: ad esempio, i semafori a Baghdad non funzionano. Ogni tanto scende uno dalla macchina e si mette a dirigere il traffico" (30 settembre 2004).

Sua Altezza "L'ho detto anche a pranzo ai miei colleghi ministri, è falso come leggo oggi su alcuni giornali come 'L'espresso' che metto i tacchi: guardate!" (levandosi le scarpe davanti ai giornalisti, al vertice di Caceres, del 2002).
Ma a smentirlo ci pensa uno dei suoi migliori amici: "Chi è più alto tra me e Berlusconi? Senza tacchi, io". (Mariano Apicella, La Stampa, 30 ottobre del 2003).

(una giornata
impegnativa...): Lavoro, che fatica! "Guarda quanto mi fanno lavorare! Guarda quanti impegni ho!" (1 agosto 2008).
Al termine di una conferenza stampa Berlusconi mostra al ministro Giorgia Meloni la sua agenda. I fotografi la riprendono e così diventano pubblici gli impegni del 30 luglio: 9.40 uscita di casa; 10 Enel Civitavecchia (ma Berlusconi non si presenta all'inaugurazione della centrale); 12 Yushchak (aggiunto a mano, secondo 'Novella 2000' si tratterebbe di una modella ucraina ventunenne); 13 Masi, allora segretario di Palazzo Chigi; 13.30 colazione per gli 80 anni di Cossiga (che però salta); 16 Previti (Cesare, pregiudicato) e telefonata a Bossi. Poi a penna sono aggiunti i nomi Manna (forse Evelina, una delle starlette del caso Saccà), Troise (probabilmente Antonella, attrice), Staderini (Marco, cda Rai); 19 Di Girolamo (Nunzia, una delle parlamentari Pdl più carine;) 19.30 Bossetti (o Bassetti); 20.30 Selvaggia; infine: "Sardegna compleanno Barbara (la figlia)". E ancora una nota a penna (per aumentare l'autostima?): "Al presidente n 1. Al presidente più vittorioso nella storia del calcio. N 1 nella storia del calcio..."
.

E ne ho selezionate solo alcune. Il fatto è che dietro tanto fumo (il fumo del chiasso e delle pantomime recitate da Berlusconi quando sostiene che questo governo è il migliore della storia italiana) l'unico arrosto sono le leggi ad personam. Le riforme, tanto promesse e altrettanto disattese, sono necessarie a causa della crisi da cui i paesi europei stanno uscendo e che, da noi, prevarrà ancora per molti anni. Il link rimanda ad una pagina su questo tema delle promesse non mantenute, sono tante pagine per ogni punto. Interessante.

venerdì 22 maggio 2009

Annozero

Mi piacerebbe prendere gli spezzoni del programma di ieri e commentarli uno ad uno; però sono stanco e ora non ho tempo. In compenso metto le condivisibili parole di Travaglio su quanto successo nel Regno Unito.

giovedì 21 maggio 2009

Mah...

Fuga dalla verità

Ha ragione G. D'Avanzo in un articolo su Repubblica di ieri in cui cerca di analizzare i motivi per cui Berlusconi non può rispondere alle dieci domande postegli dal giornale. Sono state dette e scritte tante cose interessanti, sia sulla rilevanza di un problema di trasparenza: a tal proposito il caso Berlusconi-Noemi-Lario è stato paragonato al Sexygate, lo scandalo in cui si trovò implicato Clinton; sia sul modo preoccupante con cui Berlusconi ne sta uscendo (e sicuramente ne uscirà vincitore), puntando tutto sulla propria persona e sul consenso, come se questo possa essere uno scudo contro la legge. Quest'ultimo è un esempio di come si affrontano i problemi in Italia, senza entrare realmente nelle questioni e ormai si può ritenere che la prima qualità degli italiani sia la pigrizia.
La falsità ostinata con cui Berlusconi insiste nel rispondere a chi gli chiede atto delle proprie azioni è sintomo della consapevolezza della propria colpa: quando B. accusa i giudici italiani, deve però riconoscere che il caso nasce in Inghilterra (lontano dai complotti "comunisti"). Quando afferma che Mills è stato indotto a dire il falso, deve riconoscere che, semmai, il falso lo ha detto in tribunale: è più facile mentire quando le proprie parole potrebbero avere conseguenze pesanti, piuttosto che in una lettera-confessione. Nella giurisprudenza vige, giustamente, il principio che vale di più un'autoaccusa contro il proprio interesse che una dichiarazione auto-assolutoria.
Incredibilmente (ma forse neanche troppo) nessun tipo di telegiornale ha letto gli stralci della lettera incriminante. Purtroppo, quando si affronta ogni discussione non si parte dai fatti e dalle prove, ma dalle opinioni dell'interessato (difeso da uno stuolo di servitori) e dell'opposizione politica. E le opinioni, si sa, sono opinabili: aprono dibattiti, ma non conducono a nessuna conclusione.
E', qui e ora, in crisi la nostra democrazia: perché vince quello che agisce illegalmente a danno di tutti gli altri. Quale convivenza si può stabilire su questo?
Quale sistema "educativo" può avere valore in una società che, anche solo per vantarsi e ottenere consenso, dice agli adolescenti che si può fare fuga da scuola e che va bene lo stesso?
Evidentemente queste forme sono le cisti della democrazia contemporanea: perché Berlusconi non vive da solo, ma è sostenuto da una maggioranza che supera ogni sondaggio, non perché ne sia realmente rappresentante politico, ma perché ne rappresenta i modi e i comportamenti. E questi sono problemi per la nostra società, prima che per la politica.


mercoledì 20 maggio 2009

Mills è stato corrotto dal premier; Berlusconi: è una vergogna!!!

martedì 19 maggio 2009

Assenza di rappresentanza in Italia

Se si discute di politica sovente si finisce per prendersela con il tale politico per alcune scelte che non si reputano opportune; la discussione spesso trascende perché ognuno ha le sue ragioni e, nel peggiore dei casi, si termina asserendo che ognuno la può pensare come gli pare. E' evidente, quindi, il problema di una politica che non è totalmente democratica in quanto si esprime sulla spaccatura tra bourgeois e citoyen. Questo non è il problema principale (fa da corollario il problema del disinteresse della maggioranza dei cittadini e della sua incapacità a far funzionare da se stessa, cioè direttamente, la politica; ma questo non è il problema attuale): il problema principale in Italia è il funzionamento della rappresentanza e la presenza della capacità di critica.
La società moderna si divide tra la multitudine che non esercita il potere se non quando è chiamata a votare e i pochi che ne vengono eletti. Il collegamento di garanzia dovrebbe avvenire attraverso la rappresentanza che, laddove l'informazione si asservisce al potente, fallisce nel suo intento strategico: la rappresentanza che dovrebbe permettere di soddisfare l'interesse dei molti a controllare quello dei pochi, i quali rischiano di trovarsi in minoranza, non funziona più come tale e i politici si sentono eletti per un diritto altro.
In Italia la rappresentanza si stabilisce attraverso una sostituzione pericolosa e senza alcuna forma reale di controllo. Il vero problema non sono, allora, i politici che decidono di curarsi i fatti loro, ma l'impossibilità di chiederne atto e il disinteresse della società civile che non si accorge di come questo sia un problema soprattutto suo. In quanto maggioranza, il popolo potrebbe pretendere qualsiasi cosa; in Italia questo non avviene perché viene trasmesso a costoro l'idea che l'operato dell'Uno sia già il desiderio di tutti.
Chiedere una informazione più puntuale e più libera diventa un esercizio impossibile, perché manca il pubblico a cui potersi rivolgere. Nella nostra democrazia i gusti della moltitudine non sono quelli di vivere in santa pace per fare i propri commerci, ma quello, unico e improntato sui desideri del Padre(/papi), di assecondarlo nei suoi percorsi per poter essere come lui.
Ovviamente questo sistema non c'entra più nulla con la politica, figuratevi con la democrazia. Però è la nostra condizione...

In chiusura, rientrano nei progetti e nei desideri di chi vuole che la politica sia in questo modo anche quanti si lamentano sterilmente dei politici: questa forma di azione avviene su un teatro scelto da quei pochi che, criticati al bar, disconoscono e ripudiano la rappresentanza.

lunedì 18 maggio 2009

Rock of Cashel



Immigrazione

E' sempre interessante viaggiare, soprattutto perché il viaggio pone il viaggiatore attento di fronte agli stranieri e permette di stabilire confronti sia con le "usanze" italiane, sia con gli italiani che visitano gli stessi luoghi.
Atterrare in Italia con degli italiani che ritornano a casa (e che si sono lamentati tutto il viaggio perché sono stati costretti a pagare un'ammenda per non aver rispettato i limiti del bagaglio a mano) e che applaudono non si sa per quale motivo, lascia spazio ai peggiori pensieri. In realtà, passata qualche ora, la prima idea che mi viene in mente è che osservare gli italiani all'estero rende evidente il barbaro (o la barbarie) presente in noi. Evidente rappresentazione che stride con il tentativo di tenere lontana o ributtare al di là del mare gli immigrati che etichettiamo come barbari.
La contraddittorietà della presenza in noi dell'altro che vogliamo allontanare o che vogliamo distruggere è la chiave del nostro vivere contemporaneo perché rappresenta la nostra incoerenza, perché in esso rivediamo rappresentata totalmente la nostra condizione. La consapevolezza - peraltro inconscia - dell'essere noi stessi migranti, poveri come coloro che approdano sulle nostre coste ci fa diventare intolleranti verso quelli, ma è un'intolleranza che si esplica totalmente nei riguardi di quella parte di noi stessi (migranti e barbari) che non vorremmo essere perché ci complica la vita costringendoci alla relazione e ad un percorso interiore di crescita, perché ci è richiesto di mutare uno stile di vita che abbiamo faticosamente acquisito che, però, non esplica la possibilità della vita al di là dello sfruttamento dell'altro. Siamo multiculturali dentro, prima che esserlo fuori per l'arrivo dei disperati sulle barche. Multiculturali e deboli nel nostro mondo che consiste nello sfruttare gli altri ritenendoci migliori: non siamo così, il mondo si evolve.
Finché non ce ne accorgeremo, questa sarà una battaglia persa. Ed è la battaglia epocale della contemporaneità: alla fine si misurerà la vittoria o la sconfitta a partire da quello che adesso è il problema migratorio. Va da sé che, oltre che combattere, sarebbe meglio farlo nel modo opportuno.
Il male non è nella diversità dell'immigrato, ma in quella parte di lui che non accettiamo perché specchio del nostro essere e testimonianza di un mondo (il nostro) che, pur ricoperto di bianco, cela sotto di sé le rughe della nostra inciviltà ed arretratezza. Per citarne alcune: la cinicità del mercato, la grettezza pubblicitaria e la meschinità della televisione e dell'informazione; i luoghi comuni della politica.

La soluzione passa attraverso la cultura, anche se condivido l'idea della cultura come sovrastruttura che ripete i rapporti di produzione sancendo lo sfruttamento anche nel tempo libero. Qualcuno prima di altri renderà evidente il problema, qualcuno saprà come affrontarlo e, anche se a malincuore, ci toccherà seguirlo. Superare il problema consisterà nel viverlo totalmente: la soluzione è in esso; forse in questo abbiamo qualche possibilità in più degli altri. Sta a noi farlo.